La fondatrice di Cycle Hub è l’unica italiana tra le 28 donne premiate a Berlino nell’ambito dell’iniziativa sostenuta dal governo federale tedesco. La sua storia raccontata in una pubblicazione internazionale
CAGLIARI, 22 SETTEMBRE 2026 – Kety Piras, fondatrice e responsabile meccanica di Cycle Hub a Cagliari, è l’unica italiana tra le 28 protagoniste dell’edizione 2026 di Remarkable Feminist Voices in Business: Moving Transport and Infrastructure Forward. Il riconoscimento internazionale è promosso da Women Mobilize Women e dalla Transformative Urban Mobility Initiative, attuata dalla GIZ, l’agenzia tedesca per la cooperazione internazionale, per conto del Ministero federale tedesco per la Cooperazione economica e lo Sviluppo. La premiazione si è svolta ieri a Berlino nell’ambito della TUMI Conference.
Promossa dal 2019 e giunta all’ottava edizione, l’iniziativa Remarkable Voices in Transport ha dato spazio negli anni a oltre 200 donne impegnate nella trasformazione della mobilità attraverso la ricerca, le politiche pubbliche, l’attivismo e l’impresa. L’edizione 2026 è stata dedicata a imprenditrici, fondatrici, dirigenti e investitrici che, attraverso aziende, startup, cooperative e imprese sociali, contribuiscono all’innovazione nel campo dei trasporti e alla costruzione di sistemi di mobilità più inclusivi e sostenibili.
Meccanica di biciclette certificata ed esperta di mobilità ciclistica, Kety Piras porta avanti da anni un percorso rivolto alla valorizzazione del mestiere e alla crescita della presenza femminile nelle professioni tecniche. Nel 2021 ha fondato l’associazione Donne in Bici e Micromobilità, impegnata nella promozione della mobilità attiva e nell’organizzazione di iniziative rivolte al territorio. Tra queste figura la Raggiosas Bike Ride, che nel 2026 ha ottenuto un riconoscimento della Commissione europea. È invece datata luglio 2025 l’inaugurazione a Pirri di Cycle Hub, officina per la riparazione delle biciclette, parcheggio ciclabile e centro di formazione. È dentro questa piccola impresa individuale di 70 metri quadri che Piras comincia a costruire pezzo dopo pezzo il proprio modo di fare mobilità, fino a raggiungere l’autorevole riconoscimento ed entrare a far parte di una pubblicazione internazionale: la sua storia è stata raccolta nel volume Remarkable Feminist Voices in Business 2026, insieme a quelle delle altre 27 donne selezionate.
«La decisione più coraggiosa che abbia preso è stata quella di scommettere su me stessa: trasformare il mio percorso in un’impresa innovativa, aprendo un’officina meccanica in un settore nel quale le donne sono quasi invisibili», racconta Piras, il cui percorso si è sviluppato in un ambiente professionale ancora caratterizzato da una forte presenza maschile. «Spesso bisogna dimostrare due volte le proprie competenze tecniche prima di essere prese sul serio. All’inizio c’è quasi sempre scetticismo, come se fossi lì per caso o non conoscessi davvero il mestiere. La mia risposta è sempre stata la precisione tecnica: quando metti le mani sulla bicicletta e risolvi il problema con competenza, lo scetticismo si trasforma in rispetto». Per Piras, il cambiamento passa anzitutto dal riconoscimento della mobilità attiva come elemento essenziale della vita urbana. «Dobbiamo smettere di considerarla un lusso o un semplice passatempo “verde”. La meccanica ciclistica e il trasporto a misura di persona sono infrastrutture essenziali per la salute pubblica, la dignità economica e la cura delle città».